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Editoriale

Il Direttore de 'Il Cerchio' Giulio RolandoI vortici della cultura e della politica
(lettera aperta al Presidente del Consiglio)
di: Giulio Rolando

Signor Presidente, durante quasi dieci anni di pubblicazione, dalle colonne di questa rivista non abbiamo mai voluto commentare la Sua azione politica, rispettosi del ruolo che a ciascuno compete, fiduciosi dell'alta visione ispiratrice dei tempi e dei metodi delle Sue scelte, convinti sostenitori del concetto di gerarchia equindi della ripartizione dei compiti e della ricerca degli spazi compatibili, fieri oppositori di ogni tipo di saccenteria di cui pure grondano le colonne della stampa di sinistra, ma spesso anche di quella a noi  più vicina. Eppure oggi, al termine di una torrida estate - deludente più per la carenza di ogni incisività politica da parte della maggioranza governativa che non per l'anomalo andamento meteorologico - e alla vigilia di un autunno nebuloso non solo nelle previsioni dei Bernacca di turno, sentiamo di volerLe personalmente rivolgere l'omaggio di un ragionamento che vorrà accogliere perché in esso è implicita la riconoscenza di chi ha visto grazie a Lei prima «sdoganate» le proprie più profonde convinzioni e, poi, gli è stato concesso di toccare quasi con mano il grande impianto delle riforme per far spiccare il volo allo Stato nuovo, l'unica autentica posta su cui valga scommettere, atta a giustificare i tanti sforzi che pure si vanno profondendo. Siamo ora a metà del guado. Nella seconda metà del mandato di governo i grandi progetti politici, nonostante il paralizzante iperconservatorismo della sinistra, dovranno assumere connotati di concreta realizzazione. Gli italiani si aspettano innovazioni significative in campo politico, economico, civile e sociale atte a compensare le famiglie dei sacrifici imposti giorno dopo giorno da una avversa congiuntura di cui non si intravede nemmeno l'evolversi. Ed è proprio allo stato di disagio della gente comune che intendo fare riferimento per mandarle un appello. Presa dall'esistenziale problema di far quadrare gli esili conti familiari, morsa dalle incontrollabili conseguenze dell'introduzione dell'euro, la grande maggioranza degli elettori appare sempre più distaccata dal teatrino della politica, dal continuo rovente battibecco nel quale i Suoi portavoce e alcuni suoi alleati sono quotidianamente coinvolti, spesso in cerca di una propria visibilità, in un duetto mediatico seguito ormai da pochi al di là degli addetti ai lavori. Lasci che i Fassino e i Rutelli annaspino da soli nello sterile 'strologare' che in nulla infida la possanza della Sua maggioranza. Imponga ai suoi di moderarsi nelle polemiche e soprattutto dia Lei agli elettori non solo il senso di una efficace azione innovativa ma faccia loro toccare con mano che il governo è al lavoro su problemi reali e concreti dello Stato e della gente. Si torni allora al confronto sui contenuti della politica, non si sfugga al gusto di un dibattito alto nel quale coincidano - come diceva Ezra Pound - i vortici della cultura e della politica. È questa, signor Presidente, la grande scommessa che ora l'attende e che deciderà del Suo e del nostro avvenire, che stabilirà se la Casa delle Libertà èi n grado di resistere alle prossime intemperie autunnali ovvero se dovremo assistere al declino del grande sogno della destra rappresentato da questo Suo secondo governo, destinato a dare all'Italia un assetto al passo coi tempi.

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