• An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow

Editoriale

Il Direttore de 'Il Cerchio' Giulio RolandoUn progetto riformatore per il domani del Sud
di: Giulio Rolando

Al compimento di questo decimo anno di pubblicazione, con una metafora scherzosa e un po' autoreferenziale, potremmo dire di aver conseguito il sogno impossibile della "quadratura del cerchio".
Questo geometrico paradosso, fuori dai denti, si è sostanziato lungo l'arco dell'intero decennio in una linea editoriale di equilibrata sintesi dei valori nazionali e di quelli della modema liberaldemocrazia, nel pieno rispetto della nostra più alta tradizione laica e risorgimentale e quindi nella salda difesa dei propri valori fondanti.
Le apparenti aporie della nostra società attuale trovano risposta nelle pagine che presentiamo, incentrate sul futuro del nostro Mezzogiorno. Un tema che è nella sensibilità di tutti al Sud come al Nord, a Napoli come altrove. Una materia dalle molteplici implicazioni, dalle mille sfaccettature, affrontata con ordine attraverso le testimonianze di firme molto autorevoli che hanno inteso rispondere con articoli o interviste all'appello lasciato già dallo scorso numero della nostra Rivista.


Secondo le più alte tradizioni della cultura napoletana, personalità, spesso di diverso orientamento culturale, con uguale rilievo hanno sviluppato ragionamenti su argomenti diversi ma tutti attinenti al tema centrale dello sviluppo del Sud. Di sicuro seguiranno in futuro ulteriori riflessioni scaturenti da questo stimolo ed un ancora più ampio dibattito, oggetto di un prossimo Convegno.
I contenuti di questo fascicolo mnografico e, come dicevamo, dell'ulteriore dibattito che ancora potrà seguire, rappresentano il concreto contributo che il nostro "opificio artigianale delle idee" ha elaborato in vista di una bozza di programma che -come ha scritto Ghirelli -si rende indispensabile nel diluvio di chiacchiere e di promesse che ci sommergerà nei prossimi tre mesi, per cominciare a lavorare alla rinascita del Sud e della sua vecchia capitale, immensa risorsa umana e culturale a cui lo, democrazia italiana non può assolutamente rinunciare, pena una crisi generale di tutto il Paese.
Non è ormai più una sorpresa per nessuno che da destra, e solo da destra, venga lo stimolo ad analisi critica fatta anche di diversità di pensiero, scoprendo che una civiltà sana e vitale si alimenta di culture varie e differenti, ma non necessariamente antagoniste se non per la sottocultura definita da Mario Accolti Gil "rumorosa e magari pericolosa, ma comunque marginale dei Cesarini, Pecoraro Scanio e Agnoletto". Accantonata sotto ogni angolazione la logica dell'egemonia culturale, che non è certo della destra libera e pluralista, ma che non appartiene, forse, neanche più alla sinistra, dopo la scomparsa del PCI che ne fu intransigente propugnatore, tocca ora alla cultura che si richiama alla destra prendere l'iniziativa, contando sul fatto che le tante componenti di pensiero, di cui anche nelle nostre pagine vi è testimonianza, non resteranno indifferenti di fronte allo sviluppo del percorso che con Fini abbiamo dimostrato di saper compiere con coerenza da Fiuggi sino alla Farnesina.
Claudio Magris dalle pagine del Corriere della Sera (18 dicembre) osserva che oggi sarebbe necessario un nuovo appello come quello che nel 1919, in un altro momento difficilissimo della storia italiana, Don Sturzo rivolgeva agli "uomini liberi e forti". Vorremmo gli giunga la testimonianza di come nella destra o nel centro destra, fra coloro che fanno parte dell'attuale coalizione di governo o l'appoggiano, vi sono certamente molti galantuomini di animo non servile che senza alcun moralismo astratto lavorano instancabilmente, da anni ormai, come l'età di questa stessa rivista sta a dimostrare, ad un grande progetto riformatore in grado di cambiare in modo radicale il nostro modello di società.
Noi, dalle nostre parti, da sempre ci ispiriamo algrande modello ideale dello Stato Nuovo, una realtà nella quale il legislatore considera come scopo precipuo la necessità di stabilire l'etica, vale a dire la scienza della condotta, la scienza del fine, cui la condotta degli uomini deve essere inditirizzata e dei mezzi per raggiungere tale fine. E la sinistra quale modello elabora? Quale "sostenibilità" economica i Visco di turno -sordi e ciechi persino di fronte all'inoppugnabilità dei dati ufficiali relativi al conseguito netto miglioramento dei conti pubblici -sono in grado di elaborare per il welfare in anni di penuria economica?
Si prenda atto allora da parte di un "libero e forte" quale sicuramente è il professor Magris, ma anche da parte di ogni altro riformista di pari profilo culturale che -al di là di limitati singoli episodi della vita parlamentare su cui è sempre possibile riflettere ulteriormente-l'Italia di Berlusconi è il primo paese europeo ad aver capito che il mondo sta cambiando. La prova concreta, oltre che con la sua politica estera, il Governo la ha data con il taglio delle tasse. Per la prima volta nella storia d'Italia si è varata una misura fino a ora neanche immaginabile e che supera gli stessi confini del nostro Paese. Dall'America è partito il monitoforte che nella famiglia, una famiglia in prospettiva sempre più libera dai vincoli di uno stato eccessivamente fiscale, sta il punto di incontro tra economia e morale di una comunità che non vuole rinunciare alle radici della propria identità. Ma quella fiscale, anche se è la più significativa, è solo una delle grandi riforme messe in cantiere in questa legislatura. Scuola, Informazione, Giustizia, Sanità, rappresentano altrettanti esempi di settori in piena trasformazione, riforme a cui si oppone e blatera l'ottusa canea sinistrorsa che quotidianamente trasforma la libera tribuna mediatica nel pulpito dei ricorrenti e preconcetti lamenti volti solo alla pura conservazione dell'esistente.
Un esistente che non ha più ragion d'essere sotto l'onda innovatrice delle nuove coordinate poste dalla globalizzazione, dalla società multietnica e persino dal terrorismo islamico. Sono questi i grandi temi sui quali siamo oggi chiamati a misurarci.
Il Sud è in posizione epicenttica rispetto alle nuove coordinate geo-economiche.
Un 'analisi quindi, quella che offriamo ai nostri lettori, a tutto campo, a più voci, libera, pacata, priva di preconcetti o pregiudizi, che vuole essere di contributo per un ragionamento comune su un futuro che non può certo continuare ad essere interpretato secondo vecchi schemi di conservazione. Una conservazione, ormai tratto distintivo della sinistra, che proprio al Sud trova le espressioni più appariscenti e arroganti. È quindi corretto partire da qui per un 'analisi e un ragionamento che ci accompagnerà nella prossima lunga stagione di impegno e di confronto, fino alla primavera del 2006.

Questo sito web utilizza i cookie. Utilizziamo i cookie per personalizzare la tua esperienza utente e per studiare come viene utilizzato il nostro sito web. Acconsenti ai nostri cookie se continui ad utilizzare questo sito web. Per saperne di più sui cookies che utilizziamo e come eliminarli, vedere la nostra Cookie Policy.

Io accetto i cookies di questo sito.