Risvolto di copertina
Viviamo nell'era della Tecnica e della comunicazione globale ma, specie in Italia, si fa fatica a ricomporre le vane sensibilità attardandoci su schemi dialettici usurati. In molti casi c'è troppa autoreferenzialità, mentre ogni intellettuale dovrebbe esprimere liberamente le sue posizioni, forse anche con un pizzico di anarchia rispetto alle sue convinzioni, a prescindere dalla propria condizione di laico o religioso, di conservatore o di progressista, di accademico o semplice studioso. Ma per fare questo c'e bisogno di una elaborazione, da parte di ognuno dei soggetti in causa, e di una dettagliata mappa cognitiva del proprio interlocutore, della Storia e delle storie che si hanno di fronte senza alcun tipo di preclusione. Le prospettive possono essere molteplici: importante sarebbe registrare un'interazione proficua e duratura tra le diverse prospettive, in modo che non siano d'impaccio le une verso le altre e poco rilevanti ai fini del dialogo tra culture. In questi ultimi tempi si è dibattuto molto sulle differenze mentre, al punto in cui ci troviamo, sarebbe meglio cercare di definire il concetto di "dialogo", per una migliore comprensione dell'"altro", per superare vecchi steccati culturali e per ricomprenderne dei nuovi senza però essere condizionati da stereotipi, nè da analisi o visioni semplicistiche.





