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Editoriale

Il Direttore de 'Il Cerchio' Giulio RolandoApolidi di destra, in cerchio per un futuro migliore
di: Giulio Rolando

Non in conclusione ma, diciamo, nel bel mezzo di un percorso di riflessione particolarmente impegnativo per le ricorrenze che in quest’anno si accavallano, desidero porgere un ringraziamento non formale ai lettori, agli autori, ai relatori, o anche a chi, fosse solo per curiosità, ha voluto seguire le iniziative di questa Rivista, tutte legate con tangibile evidenza alla costruzione di un unico quadro di riferimento culturale ispirato sì dalle ricorrenze che non abbiamo voluto ignorare, ma sempre alla ricerca del nuovo. Ricordo perciò che già all’indomani della distribuzione dello scorso numero, un fascicolo speciale col quale si è inteso solennizzare sia il centenario del Manifesto futurista che il quindicesimo anniversario della nostra pubblicazione, il gruppo degli “Amici de Il Cerchio”, guidato dalla eccezionale esperienza di Luigi Tallarico e di Marcello Veneziani, si è recato al Museo delle Scuderie del Quirinale, in visita alla Mostra “Futurismo-Avanguardia Avanguardie” per avere immediata e personale percezione della visione marinettiana, analizzata sin dal suo primo nascere, quando Egli stesso scrisse “Ritti sulla cima del mondo, noi scagliamo, una volta ancora, la nostra sfida alle stelle”.

Un discorso complesso e articolato quale è il Futurismo, e per tanto tempo cancellato dalla memoria degli italiani, ancora una volta da Parigi ha tratto il primo impulso per poi espandersi, con altre importanti Mostre, a Milano, a Rovereto e a Napoli, come vedremo, perché, come dire, la storia continua. A soli pochi giorni di distanza da quella esperienza di sensibilizzazione di gruppo e di corale apprendimento, vissuta con i più attenti Amici, grazie alla consueta prestigiosa ospitalità dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, a Palazzo Serra di Cassano il Professor Domenico Fisichella è intervenuto con una ‘lectio magistralis’ su “Genesi e trasformazioni dello Stato” (il testo rivisitato di quell’intervento è riprodotto nelle pagine seguenti, in apertura di questo fascicolo). Come già in precedenti occasioni – il III e il X anniversario della Rivista – l’esimio politologo con il suo intervento ha inteso solennizzare un’altra tappa importante della Rivista con un ragionamento inglobante la necessità di rinnovamento dello Stato nella creatività innovatrice del Futurismo.

La rapida cronologia che ripercorriamo intende, come di consueto, dare il senso complessivo del fascicolo in presentazione, nella continuità di una linea editoriale che mai come in questa occasione va compresa appieno. Per rispetto di tutti coloro che da quindici anni a questa parte hanno inteso affiancarmi in questo lavoro, in qualsiasi ruolo o da qualsiasi angolazione, mi è parso necessario ancora una volta conferire un particolare risalto alla coincidenza di questo nostro quindicesimo anno di attività con eventi di scenario certo molto più importanti, come la nascita del Futurismo, con i quali però il nostro stesso impegno è strettamente connesso. Ma non solo la nascita del Futurismo. Questo 2009 è anche l’anno segnato dalla tragedia del terremoto d’Abruzzo e pertanto una particolare sezione del fascicolo che mando in stampa – in attesa di riprendere il discorso più organicamente in occasione della prossima edizione del Premio Scanno – è dedicata alla cultura di quella regione ‘forte e gentile’ dove si stanno registrando tanti esempi di serena dignità, ma anche di efficacia amministrativa. E, a quest’ultimo riguardo, non si può fare a meno, per converso, di lamentare il perdurare dello stato di profondo malessere che viviamo a Napoli, dove il vivere civile è ormai un lontano ricordo. 2009 l’anno delle elezioni da cui la forte spallata al decrepito sistema che mal ci amministra da anni. Più che una metafora, dunque, il continuo riferimento al Futurismo rappresenta un vero e proprio appello alle coscienze civili che da queste pagine si leva, invocando il cambiamento che prima delle gerarchie deve necessariamente investire la mentalità di ciascuno per affrontare la modernità. In questo nesso ben si inserisce la lettura che proponiamo sulla ‘modernità’ attraverso l’interpretazione di due grandi pensatori del Novecento, Junger e Schmitt, traendola dalle pagine del più recente saggio del nostro Luigi Iannone, prefato da Marcello Staglieno. In un tempo, come quello attuale, che sembra volersi caratterizzare più che altro per il rifiuto di tutti o di molti a voler ricordare, sembrerà forse retorico dire che la memoria mi si affastella dai nomi della miriade delle splendide persone che, sempre spontaneamente e disinteressatamente, hanno voluto condividere questa nostra idea, nel tempo diventata realtà. In primis, naturalmente, il grande Maestro di giornalismo Max Vajro assieme al quale scegliemmo il nome, il formato, la grafica della nascente rivista e lui profuse, più che altro, tutto il suo acume nello smaliziarmi per un ingresso dignitoso nel complesso mondo dell’informazione, specie perché nella nostra “ragione sociale”, allora come oggi, si legge “Alleanza per una corretta informazione”. Con Max e dopo Max una schiera folta di nomi e di volti mi si affolla intorno, e mi ritrovo con tutti, consapevole dei pregi di ciascuno e delle personali vocazioni che sempre ho cercato di assecondare e di valorizzare. Specie i più giovani. Molti quelli di valore che hanno frequentato Il Cerchio e hanno saputo tracciarsi una strada professionale di tutto rispetto nel giornalismo o al di fuori. Alcuni di quei nomi ancora si trovano nei sommari recenti e, spero, in quelli futuri. L’amalgama di un tale tipo di sodalizio è stato certo la politica. Ma più che la politica, ciò che tiene unito da tanto tempo un gruppo così composito di intelligenze è l’idem sentire di osservatori attenti dei mutamenti in corso nella società, nella cultura e nella politica stessa, sempre legati non solo dai ricordi ma, con assoluta onestà intellettuale, alla dimensione stessa del comune irrinunciabile punto di partenza, connotato di coerenza e dignità. E prego di credere che tutto ciò non è facile in un tempo, come quello attuale, che sembra aver rinunciato alla memoria, quasi che l’esperienza del passato possa rappresentare un inutile fardello, anziché un punto fermo su cui innestare, con la indispensabile creatività, le nuove acquisizioni tecnologiche o anche sociali necessarie per affrontare la modernità. Quanto una mentalità aperta al futuro possa significare, oggi, per la cultura meridionale lo ha testimoniato Marcello Veneziani in una conversazione intrattenuta con Anna Maria Sabini Liberatore (intervista in sommario), a margine della tavola rotonda de Il Cerchio svoltasi ancora a Palazzo Serra di Cassano, con la partecipazione di tutti gli Autori dello speciale “LA CULTURA DEL CAMBIAMENTO - NAPOLI FUTURISTA 1909/2009”. Si è levato in questa circostanza ancora una volta, a più voci, un appello accorato a voler affrontare le sorti della nostra Città in una chiave di lettura innovativa, al di fuori dei soliti usurati schemi che gli “apolidi”, di sinistra o di destra che siano, rifiutano ormai con forza, come anche Marco Demarco non si stanca di ripetere. Continuando a sfogliare con rapidità il sommario che presento, sottolineo che nella rubrica “Tempo Presente” penne esperte si soffermano sul tema delle riforme, con straordinario tempismo in questa nuova stagione nella quale, superate le scadenti diatribe preelettorali imposte da scadenti figuranti della politica, ci si avvia ormai verso la dirittura centrale dell’innovazione. In questa nostra Regione tutto ciò si impone ancora più categoricamente che altrove e pertanto è parso significativo proporre una serie di considerazioni partendo dalla più vicina realtà territoriale con Domenico Orlacchio che sostiene la necessità dell’istituzione dell’Area Metropolitana. E alla nostra Città è naturalmente dedicato l’intero abituale inserto “Il Cerchio di Napoli” nel quale accanto alle firme degli abituali e validati collaboratori, tutti ringraziati in quarta di copertina, compaiono nuovi apporti di pensiero di personaggi quali Pasquale Belfiore, Alfredo Diana, Benedetto Gravagnuolo, Domenico Orlacchio, Nicola Pagliara, Massimo Rosi, Salvatore Maria Sergio. Questa breve introduzione si conclude in maniera insolita, ritornando sulla copertina. Quella di questo numero è dedicata agli eminenti artisti contemporanei che, interpretando il messaggio futurista di Cangiullo, hanno realizzato opere nuove ed originali esposte alla Mostra di Palazzo Reale “Zang! Il primo mobile futurista”, a cura di Giuseppe Albanese. Nel prossimo numero, grazie anche all’interessamento già dimostrato dalla Soprintendenza B.A.P. di Napoli e Provincia, si avrà modo di soffermarsi molto diffusamente sull’arte di tutti gli importanti Autori napoletani che si sono offerti, con le loro pregevolissime opere, di contribuire, nell’epoca della medialità, a diffondere un messaggio nuovo che va oltre il Futurismo. E perciò, nel dire arrivederci, giunga un grazie sentito anche da parte mia a Riccardo Dalisi, Gerardo Di Fiore, Bruno Donzelli, Sergio Fermariello, Lino Fiorito, Mario Persico, Lorenzo Scotto di Luzio, Ernesto Tatafiore, Giuseppe Zevola che con le loro opere hanno dato prova, in maniera evidente e concreta, che il Futurismo è vivo, attuale e persino trasportabile nelle nostre case. Una copertina, per concludere, che sarà una sorpresa e che ancora una volta dimostra come lo spirito del Futurismo può germogliare anche dove meno ce lo aspettiamo. Nelle austere sale della Biblioteca Nazionale abbiamo scoperto il talento di un autentico caricaturista. Sollevandosi per un attimo dai suoi studi e dalle mille incombenze di Direttore, Mauro Giancaspro, inedito disegnatore, ci regala questo inedito ritratto di F.T. Marinetti

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