• An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow

Editoriale

Il Direttore de 'Il Cerchio' Giulio RolandoAlla ricerca della qualità
di: Giulio Rolando

Possiamo ben dire che il più è fatto. Verificato ampiamente che non sono riusciti a trasformare le elezioni amministrative, come la Sinistra ha tentato di fare, in un referendum contro Berlusconi – ma anzi! – è il caso che una pubblicazione come la nostra, che della libertà di pensiero ha fatto una bandiera, continui a formulare ragionamenti volti al futuro, in grado di suscitare interesse ed attenzione nei tanti lettori che non rinunciano al ricordo del passato. Un passato che certo è migliore del presente, visto i tempi che corriamo. Suscitare interesse ed attenzione per dare adeguato spazio all’idem sentire di una fascia di società, – quella più colta ed avvertita del cosiddetto ‘ceto medio’ – per un verso abbandonata a se stessa da una Destra dimentica dei momenti più luminosi della propria storia e contemporaneamente, specie qui al Sud, terreno di scorribanda degli interessati richiami di una sinistra in via di liquefazione.

Trattandosi di una rivista di politica, come dice il suo stesso sottotitolo, ma soprattutto di cultura, come subito si aggiunge, le proposte di riflessione non sono sbandierate, secondo i dettami della più moderna e sguaiata tecnica comunicativa, bensì implicite alla stessa strutturazione di ciascun fascicolo. Intelligenti pauca. Già scorrendo il sommario si percepisce con immediatezza l’attenzione per le sorti del Mezzogiorno e di Napoli. Parliamo, in questo numero, di politiche culturali sia con Caldoro, neo Governatore della Regione, ma anche con Isidoro Albertini che fu Sindaco di Milano all’indomani della tormenta Tangentopoli. Un’esperienza come la sua, in termini di metodo, fu salvifica per Milano città all’epoca politicamente decapitata. Quegli stessi metodi di sana amministrazione probabilmente si potrebbero calare su Napoli non appena – speriamo tra breve! – anche in Comune peserà la logica del buongoverno anziché dell’inefficienza e del malaffare. Non sempre nello ‘specchietto retrovisore’ – come si dice per indicare la nostalgia delle esperienze compiute – si profilano solo i contorni di un lontano percorso non più recuperabile se non nell’impianto ideale, ma si delineano anche con nitida vicinanza le figure di quanti con la loro intelligente volontà di ricostruire hanno gettato le basi alle istituzioni dello Stato. Parlare di De Nicola, di Einaudi, del meridionalismo di Cortese e di Compagna, ma anche della visione nazionale e sociale di De Marsanich e di Gianni Roberti ci è parso il miglior modo per trattare concretamente della capacità di stare assieme e assieme di guardare al futuro. E su questa linea credo si debba con forza proseguire. Piuttosto che tentare approcci il più delle volte spuri con i rottami ancora galleggianti di uno squallido sinistrismo definitivamente naufragato – dal muro di Berlino a via Santa Lucia – e soprattutto incapace di elaborare proposte di dialogo al di là di inutili e vuoti battibecchi, vale la pena di rifarsi alle fasce alte del pensiero della Destra libera e democratica. Con ciò si salderebbe quel gap emerso anche nelle ultime elezioni tra periferie e centro città, dove più incisivo è il peso di quel ceto medio le cui caratteristiche, mentalità, comportamenti e tendenze esamineremo a fondo nel prossimo numero con Paolo de Nardis, Mauro Maldonato, Ernesto Paolozzi, Massimo Scalfati, Ciriaco Viaggiano e quant’altri volessero intervenire ad arricchire di contenuti l’annunciato fascicolo speciale su “Borghesi, oggi”. Ma il cuore ancora una volta va oltre l’ostacolo di uno scenario complesso e in rapida evoluzione di cui non è semplice al momento in cui scriviamo intuire i contorni, ma nel quale con qualche certezza si può immaginare un maggiore peso e una migliore valorizzazione delle ‘qualità’, individuali e di gruppo. Torno, ormai brevemente, e per concludere, alla descrizione del sommario di questo fascicolo per sottolineare le considerazioni di alto spessore etico di Giuseppe Santaniello su ‘Etica e Medicina’ e il dibattito sulla giustizia ‘tra serio e faceto’ tra due profondi esperti, alti esponenti della magistratura: Sergio Pastore Alinante e Pietro Lignola con la pubblicazione, in prima assoluta, di un illuminante e non tanto fantastico racconto, a completamento delle fondate considerazioni su uno dei temi di più scottante attualità. Il Futurismo secondo Luigi Tallarico, i saggi letterari di Pier Franco Bruni e di Marilena Cavallo, le tante proposte di lettura, le interviste, le pagine dedicate ad artisti del cui valore sono certo e di cui la Rivista intende mettere in luce il talento, non sono un inutile contorno alla proposizione complessa ma unitaria di ragionamenti compiuti nella speranza che resti una traccia di equilibrato buonsenso nella consapevolezza dei nostri amici, pochi o tanti che siano, ma tutti di altissima qualità.

Questo sito web utilizza i cookie. Utilizziamo i cookie per personalizzare la tua esperienza utente e per studiare come viene utilizzato il nostro sito web. Acconsenti ai nostri cookie se continui ad utilizzare questo sito web. Per saperne di più sui cookies che utilizziamo e come eliminarli, vedere la nostra Cookie Policy.

Io accetto i cookies di questo sito.