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Editoriale

Il Direttore de 'Il Cerchio' Giulio Rolando
di: Giulio Rolando

Già nello scorso numero della Rivista, cioè sin dai primi mesi di quest’anno, diedi annuncio che avremmo affrontato, con la collaborazione di eminenti Autori, il complesso tema della “borghesia, oggi”, ovvero una analisi d’ampio spettro del significato e della portata che assumono nel comune linguaggio espressioni, spesso abusate, come ‘società civile’, ‘classe dirigente’ e quant’altro. Tutti ne parlano, in politica e fuori dalla politica, tanti ne colgono gli aspetti economici, storici, antropologici e soprattutto sociologici più utili al ragionamento che di volta in volta si va compiendo, toccando di volta in volta aspetti sicuramente condivisibili, ma quasi mai esaustivi di una realtà molto articolata e dalle mille interconnessioni e sfaccettature.

Ecco dunque l’impegno di questo fascicolo, per molti versi speciale, che, grazie all’apporto delle tante e tanto alte competenze chiamate a raccolta, perde i toni della velleità propri dell’approssimazione di ricorrenti argomentazioni intrise spesso di luoghi comuni, per assumere, spero, la portata di uno spassionato contributo atto a rendere meno ingarbugliato un discorso di per sé di non semplice interpretazione, sia per le molte implicazioni insite nel concetto stesso, sia per i continui e vorticosi mutamenti del quadro socio-economico di riferimento. Borghesia amata dai risorgimentalisti, prima odiata e poi corteggiata dalla sinistra, spesso abbandonata dalla destra, ambita sponda d’approdo per i ‘risaliti’ di ogni latitudine e di ogni coloritura politica. Di tutto e di più, e più si va avanti più il quadro si complica. E ancora più articolato il ragionamento si presenta se ci riferiamo a Napoli, specie alla vigilia di determinanti elezioni amministrative, in un momento in cui ancora con maggiore evidenza si manifesta il ‘dileguamento’ – come dice Scotto di Luzio intervenendo sul Corriere del Mezzogiorno nel dibattito sulla città immobile aperto da Marco Demarco – di quel sentimento di responsabilità civile delle élites borghesi, nella nostra città più che altrove minate da un forse irreversibile processo di indebolimento e di sostanziale involgarimento, mentre invece ci si trascina di giorno in giorno in un sostanziale immobilismo che forse conviene a troppi, come ha aggiunto Ernesto Mazzetti nell’ambito di quello stesso dibattito. Un immobilismo le cui cause, come ha spiegato sulle pagine dello stesso giornale Giuseppe Castagna, possono essere meglio comprese seguendo l’affresco già delineato da Enzo Striano ne ‘Il resto di niente’ sulla incomunicabilità tra l’intellighenzia aristocratico-borghese e il popolo. In verità non è stato sempre così. Qualcuno ancora ricorda quando Napoli negli anni ’30 fu capitale, forse per l’ultima volta nella sua storia. Una capitale in cui una borghesia fiera e composta rappresentava l’indispensabile corollario ad una classe dirigente efficiente, espressa cospicuamente dal suo stesso interno, e comunque spina dorsale di un sistema ordinato e consapevole dei ruoli e dei limiti. Digressione a parte, ammesso che il richiamo alla recente verità storica possa rappresentare una digressione, per cogliere appieno la portata del ragionamento nel suo complesso, condivido che bisogna affrontarlo senza paraocchi di nessun genere. Ecco perché sfilano, per così dire, nel nostro sommario le firme e gli scritti di pensatori di diversa matrice ideologica, ma tutti di tale livello e di tale onestà intellettuale da permettermi, nel menare vanto della loro amicizia, di poter dire che questa Rivista fornisce un contributo di alto significato su un tema, come si vedrà, centrale alla modernità. Cito in ordine alfabetico: Paolo De Nardis, Mauro Maldonato, Ernesto Paolozzi, Massimo Scalfati, Marcello Veneziani e Ciriaco M. Viaggiano. Essi, in piena autonomia di pensiero, costruiscono un percorso originale e difficilmente ripetibile.
Naturalmente e egregiamente, vorrei aggiungere, sfogliando le pagine si hanno altri e stimolanti incontri nella sezione di critica letteraria con Pier Franco Bruni, Aurora Cacòpardo, Marilena Cavallo, Luciano Venia e, ne Il Cerchio di Napoli, diciamo che debutta una firma nuova ed eccezionale come quella di Vittorio Paliotti che ricostruisce, in anteprima per noi, il suo esordio di giornalista nientemeno che con Giovannino Guareschi. Non è una novità invece – forse è ormai una consuetudine – quella di Anna Maria Liberatore che si intrattiene in conversazione- intevista con Antonio Ghirelli che parla della sua idea di Napoli, come non sono una novità le tante cronache culturali e artistiche di una città come la nostra per tanti versi ancora piena di sana vitalità. E ancora, un parterre di nomi eccellenti nelle cronache del Premio Scanno concludono, dopo quelle sorrentine e dal Cilento, le corrispondenze dei nostri inviati, primo fra tutti Francesco D’Episcopo magnifico cantore di Francesco Grisi “Uno scrittore che si racconta con i colori del Futurismo”.
P.S. Una sorpresa finale, è rappresentata dal ‘Quaderno’ compiegato a questo numero in cui i professori-architetti Sergio Stenti e Sandro Raffone esaminano, partendo da Rodi e dall’Eritrea, l’architettura come espressione del lavoro degli italiani all’estero, mentre Alessandra Laricchia analizza le vicende e i protagonisti del lavoro italiano in Africa nel dopoguerra e intervista il Presidente della Simest, Giancarlo Lanna, sull’impegno e le prospettive dei futuri sviluppi in quel quadrante del mondo, da tutti indicato come il proscenio del futuro. Ma per questo bisogna voltare pagina... anzi tutto il fascicolo un po’ speciale anche per questo.

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