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Editoriale

Il Direttore de 'Il Cerchio' Giulio Rolando 
di: Giulio Rolando 

Recentemente un politico di primo piano, scorrendo le pagine di questa nostra Rivista, con intento non certo elogiativo, la definiva “elitaria e passatista”. Quando l’episodio mi è stato riferito vi assicuro che ho provato una profonda soddisfazione. Senza certamente volerlo, l’eminente uomo politico ha fatto al periodico che avete tra le mani, e a me che da tanto tempo vi profondo energie, il più inaspettato e forse grande complimento mai ricevuto. Oggi, voglio dirlo con chiarezza, in un mondo in cui di elitario davvero non resta quasi più nulla se non il ‘dio-danaro’, la voglia di recupero di valori che affondano le radici nel passato, vicino o lontano che sia, rappresenta un traguardo né condannabile né trascurabile. E dunque questo fascicolo – che presento brevemente perché il sommario credo parli da solo – costruito ancora una volta seguendo l’imperativo di composto confronto postoci sin dalla primissima uscita, ormai più di sedici anni fa, si apre con un appello alla speranza.

Il mito di Enea, con Pierfranco Bruni, abbiamo ritenuto potesse rappresentare la più immediata metafora sul difficile passaggio epocale che si sta compiendo sotto i nostri occhi. Solo pochi giorni fa, Bruni dialogando con il prof. Francesco D’Episcopo nell’Aula Magna della Facoltà di Lettere della Federico II, alle decine e decine di giovani convenuti per una lectio magistralis di eccezionale rilievo, parlava di Enea come del personaggio mitico più rappresentativo dei tempi attuali. Lo spunto fu colto al volo e a Bruni domandai di volerne scrivere per aprire con questo dotto riferimento il numero in preparazione. L’incendio e la distruzione di Troia, il viaggio verso un incognito futuro e una Patria da inventare ex novo – qui la grande differenza con Ulisse che l’Autore non manca di porre in rilievo –, l’inscindibile legame con il padre – cioè con il passato – e il figlio che rappresenta invece il futuro, sono i capisaldi di una vicenda aperta alla speranza perché da quella storia nascono Roma e la sua civiltà nuova. Un percorso che vale seguire per coglierne appieno gli squarci di luce aperti sull’attualità e sulle prospettive che il nuovo dovrà portare. Se, seguendo il cammino di Enea, possiamo dire di trovarci oggi ancora a metà del guado, è parso logico e naturale – subito di seguito nel sommario – dare spazio a voci e pensieri di diversa natura e matrice per costruire un quadro il più variegato possibile di riflessioni e ragionamenti. In piena libertà, considerazioni diverse, che a prima vista potrebbero anche apparire contrastanti, compongono un mosaico che, visto nell’insieme, rappresenta uno spaccato di opinioni che animano il dibattito culturale e politico. Idee e opinioni diverse ma di cui bisogna tenere debito conto per cercare di intravedere su quali argomenti domani ci si confronterà e, speriamo, ci si incontrerà. Nel percorso di lettura proposto, dopo pagine di significativa rilevanza sull’attualità letteraria e linguistica, ancora una volta si torna a parlare del Mediterraneo e della sponda africana che, nel solco di Enea, sembra nuovamente essere ritornato a rappresentare la ‘sponda del destino’ , epicentro di futuri assetti mondiali. Al centro del giornale, in un inserto di particolare spessore, si torna sul tema, con sorprendenti ‘scoperte’. Il socialista Pascoli, nel 1911, all’epoca della guerra di Libia, anticipatore di tesi nazionalistiche. In Etiopia un’altra inedita pagina di storia, scritta da Vittorio Lagani, ci racconta con ogni dettaglio di quando, nel 1937, Enrico Cuccia, il più grande banchiere italiano di ogni tempo, all’epoca giovane di belle speranze, venne da Mussolini in persona incaricato di organizzare e controllare in AOI i servizi valutari dell’Impero. Questo excursus si conclude ai giorni nostri con le immagini e le impressioni di viaggio di due giovani studiosi esploratori dell’Etiopia di oggi dove hanno potuto registrare e testimoniare ai lettori de Il Cerchio che se il ricordo dell’Italia è ormai sbiadito, sotto i colpi di un nuovo colonialismo, non certo lo sono le tracce del nostro lavoro in quella regione. Napoli è un discorso a parte. Anche qui però, nelle numerose pagine dedicate alla nostra città , molta élite e un po’ di passatismo li ritroviamo per una visione probabilmente distinta da quella solitamente proposta dai media, fatta di molti ‘inciuci’ e troppe paralizzati polemiche. E si apre con una intervista-biografia rilasciata da Antonio Rastrelli. Il Governatore-gentiluomo che, immediatamente prima dell’era bassoliniana, è stato capace, con polso fermo da uomo autenticamente di destra, di tenere al riparo la nostra Regione dalla diffidenza e dalla preconcetta avversione dei governi di centro sinistra al potere centrale in quella stessa stagione. La storia del personaggio Rastrelli, come da lui stesso raccontata a Mariangela Petruzzelli, non si esaurisce nel periodo della massima popolarità. È un intero percorso di vita costellato di momenti di vera dedizione ai sacri valori, non ultimo l’etica del bello, dell’estetica e del buon gusto. Il Cerchio di Napoli prosegue con un’ampia sventagliata di articoli riferiti a quanto di meglio in fatto di cultura la città offre. Carta stampata, iniziative e realizzazioni culturali, musica, arte e architettura, premi e tante proposte di buone letture. Anche la Napoli di oggi – non solo quella di ieri! – come si vede, è piena di élites. A noi il compito di contribuire a rendere note queste tante eccellenze troppo spesso trascurate dai circuiti ufficiali. A voi, cari lettori, l’invito, con la lettura e la collaborazione, a vederci uniti in questo progetto di valorizzazione che, anche attraverso i ricordi di tempi migliori, può dare una mano a ritrovarci. Elitari o passatisti che dir si voglia.

 

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