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Editoriale

Il Direttore de 'Il Cerchio' Giulio Rolando

Elitari e passatisti, ‘astanti’ al teatrino della politica
di: Giulio Rolando

Da dove ricominciare? Una domanda semplice ma angosciante che assilla tanti, forse tutti, data l’eccezionalità della stagione che stiamo attraversando.
Nelle pagine del fascicolo che presento non c’è ovviamente alcuna velleità di risposta. Ma una cosa posso dirla con certezza: quel che conta, oggi più che mai, è la conservazione della memoria e delle esperienze.

Non rimuovere i ricordi dovrebbe essere la regola perché i valori del passato – vicino o lontano che sia – non possono essere in nessun modo annullati se speriamo di poterci avviare verso un futuro più vivibile, specie se incentrato su giovani che uniscano le loro indiscusse maggiori energie alla consapevolezza di volersi rendere protagonisti della costruzione di una società giusta ed equilibrata.
Ecco dunque in apertura di questo numero una eccezionale “gara di idee” proposta da un panel di liberi pensatori, tra cui spiccano giovani di particolare talento. Tutti assieme in questa circostanza danno vita, da diverse angolazioni, a ragionamenti e osservazioni funzionali a porre le basi per immaginare un domani migliore, non privo degli indispensabili riferimenti etici e culturali di ieri.
E tutti gli intervenuti a questa sorta di tavola rotonda, che presento con convinzione, hanno avuto ben presente il concetto che Angelo Panebianco solo pochi giorni fa sottolineava con tanta chiarezza dalle pagine del Corriere della Sera (2 luglio) “Come negli anni 92-93 la politica si è trasformata in un composto fluido, quasi gassoso. In attesa che si solidifichi di nuovo con nuove caratteristiche. La sola certezza è che fra un anno, dopo le prossime elezioni, la fisionomia della Italia pubblica sarà diversa da quella di oggi”. Subito dopo Pierluigi Battista aggiungeva che “i partiti potranno rendere credibile il loro auspicio di un ‘ritorno alla politica’, se la smetteranno di occuparsi di cose inessenziali e irrilevanti per la collettività” e che “gli italiani sono terrorizzati all’idea di ripresentarsi in Europa con i volti di una politica esausta, screditata, ingolfata nei suoi riti…” Come direbbe l’intramontabile Totò, le idee ci sono ma gli attori non convincono.
Queste osservazioni riconducono con immediatezza alla copertina del fascicolo che avete tra le mani in cui un valente artista contemporaneo, con tratto magistrale e senso dell’attualità, ha dipinto l’attesa della ‘società degli astanti’ al riaprirsi del ‘teatrino della politica’. È il ritratto di una borghesia pigra e forse svogliata e delusa ma che certo meriterebbe maggiori attenzioni da parte di chi governa. Tutti noi in realtà, chi scrive e chi legge, potremmo infatti sentirci iscritti in questa categoria di cittadini che capisce e riflette e soprattutto ricorda ma che poi non ha il peso decisionale che le spetterebbe. Forse perché non debitamente unita e compatta al suo interno.
In fatto di ricordi, sapendo di fare centro nel sentimento dei nostri lettori, appena possibile in ogni angolo della Rivista si parla di Futurismo – naturalmente quello con la F maiuscola! – considerando una rinuncia insopportabile quella di sorvolare sul più interessante moto artistico e di pensiero del secolo appena conclusosi solo perché in qualche misura coincidente con il mai abbastanza vituperato (dalla cultura “ufficiale”) Fascismo! Su questo punto specifico, consiglio ancora di scorrere, sempre sul Corsera, la recente nota di Pierluigi Battista in cui egli sottolinea come “in quest’estate improvvisamente si riaccende un dibattito che pure aveva superato la prova dello scavallamento non dei decenni ma dei secoli: quello che consiste nel chiedersi senza esaurimento se l’antifascismo debba considerarsi o meno un imperituro modo di stare al mondo. Sembrava una questione sulla quale si stava inesorabilmente posando la patina del tempo e invece...”.
Non è stato facile dunque, volendo tenersi su un piano di proposta quanto più oggettiva possibile e non condizionata da certe mode deleterie, che pure imperano da anni e anni, proporre letture esenti dal ‘virus’ della eclatante notorietà dettata dai soliti sinistrosi padri della cultura. Noi, liberi perché ‘astanti’, elitari e passatisti, ma non certo appartenenti a “correnti di interessi deplorevoli, tese ad ottenere vantaggi con avidità inesausta”, come lapidariamente
ha scritto Vincenzo Galgano, si è riusciti a selezionare una doviziosa lista di letture che accompagneranno degnamente gli Amici de Il Cerchio in questa estate di attesa e di speranza.
Anche per quel che riguarda la nostra Città e il tema cruciale del suo sviluppo, turistico e non, ci siamo rifatti alla fonte più qualificata che si potesse immaginare. Nientemeno che a Nord e Sud di Francesco Compagna. All’indomani del colera a Napoli, il meridionalista insigne già intravedeva e prospettava soluzioni molto attuali che oggi in qualche modo si tenta di implementare. Il compito della proiezione nell’attualità di quei ragionamenti è naturalmente spettato, in una intervista esclusiva a Il Cerchio, al Senatore Luigi Compagna, figlio del Maestro e erede dell’altezza di quel pensiero.
E poi ancora Napoli, nelle nostre menti e nei nostri cuori, la povera-grande città che arranca sulla via della ripresa, ma tanto densamente popolata di iniziative di altissimo valore culturale. Mostre, eventi e riunioni, presentazioni di libri, dibattiti e tavole rotonde, un vero vulcano di idee e personaggi in cui la politica, quella vera, con la maiuscola è pressoché assente. Con l’onestà intellettuale di un ‘astante’ ovvero di osservatore attento ma disinteressato, ho cercato, in questo numero, di proporre le cronache di maggiore spicco, animate da protagonisti di assoluta qualità. Perché in definitiva questo è il vero problema: la qualità. La scelta di interlocutori, colleghi, scrittori, lettori di qualità è il fattore essenziale che può fare la differenza in quest’epoca “di trucchi, di menzogne e di vuote apparenze”, tanto per riprendere ancora una frase di Galgano.
Le cronache culturali si sviluppano ancora spostandosi il nostro grandangolo sulla vicina Sorrento e ancora più in là verso Roma e l’Abruzzo dove sono in corso le celebrazioni del XL Premio intitolato alla memoria di Riccardo Tanturri.
La proposta editoriale si conclude con la pubblicazione di un racconto inedito di Pietro Lignola ‘surreale ma non troppo’ che certamente farà sorridere e riflettere tutti.

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