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Editoriale

Il Direttore de 'Il Cerchio' Giulio Rolando

Ed ora, voliamo alto
di: Giulio Rolando

Tornando per un attimo indietro nel tempo, alla vigilia delle ultime elezioni, mi avvalsi del supremo umorismo di Totò per domandarmi con lui “siamo al capolinea. Chi scende?”. Già allora pareva infatti evidente che non si potesse più andare avanti di quel passo e soprattutto con quelle stesse figure di politici. Una sensazione personale, certo, ma che poi non inaspettatamente si è resa evidente – direi che è esplosa – nelle manifestazioni del grillismo.

Veniamo però al presente. L’evidente disfatta della sinistra, capace da vent’anni a questa parte di null’altro se non di un antiberlusconismo di bassissima lega e soprattutto inibita dalle sue stesse divisioni interne nell’elaborare un qualsiasi progetto alternativo di cui ogni opposizione che si rispetti dovrebbe essere capace, unitamente all’insorgenza del quasi rivoluzionario incedere dei Cinque Stelle, ha ingenerato una matassa assai complessa di problemi, più difficili da risolvere per il perdurare di preclusioni preconcette che potrebbero ripresentarsi anche all’orizzonte del nuovo Governo, finalmente in azione.
In un quadro già di per sé sufficientemente complesso, nel primo capitolo di questo numero della Rivista si è voluto porre l’indice su un altro tema, sinora ancora non sufficientemente dibattuto. Che si intende oggi e che cosa, a maggior ragione potrà intendersi domani, per destra. Una destra non sconfitta ma che sicuramente in prospettiva dovrà trovare una sua nuova ragione e, altrettanto sicuramente, nuovi interpreti.
Ho quindi chiamato a raccolta un nucleo di esperti osservatori, giovani e meno giovani, perché da angoli visuali diversi e soprattutto sulla base di esperienze diversamente articolate, fornissero autonome risposte a quest’unica domanda.
Ecco quindi che già in apertura del fascicolo – da Veneziani a Nuzzo, da Bruni a Viggiano, da Bozzi Sentieri a Sessa e Scalfati, sino ad un vero e proprio saggio steso da Luigi Iannone – abbiamo messo assieme su questo tema una sfilza di riflessioni, di ragionamenti autonomi, ma che nell’insieme assumono il tono di un coro unisono, volando da un capo all’altro di un emisfero articolato e complesso come è quello di destra, dando luce a un pensiero, forse a una filosofia, che senza timore di ingiustificate e frettolose ‘squalifiche’ si rifà anche (e sottolineo anche) ad una storia d’Italia non più recentissima. Parlare di Fascismo in termini realistici e storicamente corretti – voglio dire – non può più essere considerato un peccato grave di scorrettezza politica, specie dopo la fine che hanno fatto uno ad uno tutti quelli che per principio hanno avversato o, peggio, hanno abiurato. Ma evidentemente il problema non è solo questo. Si tratta, secondo me e secondo gli Autori de Il Cerchio, di ricercare e trovare nello spazio dell’esperienza e della tradizione le ragioni della modernità che pure sono tante. In sintesi non nostalgia pura, ma certamente nemmeno cancellazione dalla memoria di valori fondanti.
Da questo primo ‘capitolo’, con un volo che non è pindarico, si passa, con eguale impegno, a discorrere, sempre grazie al pensiero e alla penna di esimi personaggi, di temi etici. In primis la testimonianza di Raffaele Vacca sulla successione in Vaticano da Papa Benedetto (nel recente passato più di una volta presente a Capri) a Papa Francesco, di cui pure si auspica presto la presenza. Segue ancora una intervista a Pippo Corigliano e una serie di osservazioni e corrispondenze sul tema della eutanasia.
Come d’abitudine, il sommario si concentra a questo punto su Napoli. Questo capitolo, per tanti versi doloroso, si apre però con una ricostruzione storica – che pare una invocazionenientemeno che a San Gennaro. Di seguito a questo inusuale incipit, Mario Forte, già sindaco di Napoli, intervistato da Rosaria Morra, fa il punto sul particolarissimo momento che la nostra città sta attraversando tra incendi dolosi, crolli di edifici storici, l’imperversare della violenza e della indisciplina di ogni specie e di ogni rango. Fenomeni solo in parte – forse!? – compensati da manifestazioni sportive e da un certo ritorno che potrebbe derivarne. L’assessore alle Finanze della Regione, Varriale, un qualche ottimismo in materia ce lo dà. Non resta che sperare per questa nostra povera Città, magari raccomandandoci a San Gennaro.
La cultura rappresenta di certo un approccio fondamentale per la soluzione dei tanti problemi non solo di Napoli ma dell’intera Nazione. Le pagine di questo fascicolo sono dense di segnalazioni di libri, di presentazioni di convegni e riunioni, di occasioni di incontro e di confronto, di premi e riconoscimenti di talenti che uniscono e amalgamano le intelligenze. E di certo tutto questo pare davvero la via maestra specie se proiettato in avanti verso i giovani. È questo un capitolo non avulso da ciò che all’inizio sottolineavo a proposito del futuro della destra. Perché è proprio sulla lunghezza d’onda della onesta elaborazione culturale che potremmo ritrovarci tutti noi, non più di destra o di sinistra, non più catto-comunisti o clerico-fascisti, ma italiani che pensano e riflettono con serietà e compostezza al futuro delle nuove generazioni non più come masse da imbonire o da eccitare per lo sfruttamento elettorale, bensì come componente essenziale di una Italia finalmente pacificata e in grado di volare alto. È questo che Maria Pia Daidone, eccellente pittrice, ci ha voluto dire con la sua arte sin dalla copertina da lei appositamente per noi disegnata.

 

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