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Editoriale

Il Direttore de 'Il Cerchio' Giulio Rolando

di: Giulio Rolando

Un momento davvero difficile in cui ai temi della crisi – che non è solo economica ma anche di coscienza e di costume – si uniscono e spesso si sovrappongono pretestuose motivazioni di parte. Un intero ventennio, quello cosidetto berlusconiano, è oggi in discussione e da più parti si sostiene che a tappe forzate ci si avvia alla nascita di una terza repubblica. Non sarà facile scalfire una messe di interessi stratificati e ben consolidati e tuttavia la costruzione di un futuro possibile appare non più dilazionabile. Tutto è sotto gli occhi di tutti e non vale quindi dilungarsi.

Ma nel presentare, come è prassi, questo numero della rivista – la cui vita si è sostanzialmente sviluppata lungo lo stesso arco temporale che pare giungere a conclusione- una iniziale precisazione appare necessaria. Oggi come non mai si avvertono i danni imposti dalla faziosità politica di quanti, da sinistra, hanno voluto imporre la forzata dimenticanza delle tante cose positive di quell’altro ventennio, mentre solo in pochi, a destra, per smania di potere, si sono impegnati a darci una mano nel rifiuto dell’oblio di quei valori.
Nelle pagine che seguono, come è sempre stato nella nostra linea editoriale, senza condizionamenti di sorta, si affrontano temi di grande attualità ma con precisi e documentati riferimenti ad un passato che sembra lontano ma che in fin dei conti è irrinunciabile se, con qualche speranza, vogliamo guardare al futuro.
Il tema centrale che ci siamo posto è il Mediterraneo.
Nei diversi capitoli e da tanti diversi punti di vista troviamo che è questo l’angolo visuale per una giusta lettura nella quale si incrociano passato e futuro, storia e culture di ieri e di domani. Le considerazioni di tanti autori eccellenti, operanti in diversi campi di esperienza, si intrecciano e si compongono in un tutt’uno.
Partendo dalla tragedia delle migrazioni africane verso le nostre coste, che certo rappresenta l’evento eclatante delle cronache recenti, forse senza neanche accorgecene, ci siamo trovati a ragionare sul Mare Nostrum quasi in ogni pagina di questo fascicolo, sino in fondo. Sino – naturalmente – al Mezzogiorno e a Napoli che potrebbe tornare ad esserne capitale. “È ’na parola!” vedete bene come, anche se di politica ci eravamo proposti di non parlare, ci troviamo senza volerlo a sfiorare il tema di quale classe dirigente dovrà nascere per compiere questa scalata.
E non a caso, quasi come sintesi di tanti ragionamenti e delle tante osservazioni che vi proponiamo, troverete allegata a questo fascicolo la riproduzione di una rara ‘parolibera’ di Emilio Buccafusca che – grazie ad un prezioso suggerimento di Roberto Garolla di Bard- abbiamo inteso ricordare quale espressione alta della cultura autentica di questa città. Una cultura poliedrica e non circoscritta in angusti centri di potere, radiosamente aperta all’intelligenza viva, allo spirito più alto della competizione sportiva, alla autentica dedizione professionale. E tutto questo ebbe il nome di Futurismo.
In questa nostra città sono numerosi gli esempi di tanti che, come Buccafusca, sanno interpretare e vivere il proprio tempo sulla scorta dei valori di sempre.
Le pagine di questa rivista ne recano palpitante testimonianza. Raggi di luce nel desolante buio dove sembriamo costretti ma che ci lasciano sperare per un ritorno al futuro.

 

 

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