Login

  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow

Muriel Burbery: L'eleganza del riccio (2007)

 

Muriel Burbery: L'eleganza del riccio (2007)
di Francesco Paolo Tondo

Nell’”Eleganza del riccio”, il libro pluripremiato della francese Muriel Burbery ( 2007,edizioni e/o), si incontra con un lungo spartito di concetti culturali e pensieri intimi di grande levatura morale, un desiderio di “profondità” che si vorrebbe riscontrare nei ragionamenti altrui e piu’ in generale nella vita delle persone, ma che non sembra piu’ oggi largamente diffusa. Ed emerge un paragone metaforico, ma comunque malizioso per la verità che si esprime, tra gli interessi e la condotta di vita di una semplice portinaia depressa di un palazzo di gran lusso a Parigi e quasi tutti i suoi condomini, fatui ed ignoranti nonostante il loro censo. Rispetto agli inquilini del numero 7 di “Rue de Grenelle”, Renè Michelle è una indigente lavoratrice autodidatta, ma di grande erudizione e spiccata sensibilità, che si “nasconde” nella sua dimensione individuale immersa nella lettura ed in una serie di svaghi culturali, che le donano un piacere diverso rispetto alla massa. E forse si allude proprio alla massa esaminando quei condomini che non sanno elevarsi al sommo piacere del “sapere”. Cosi’ le “alte” riflessioni della portinaia Michelle vengono inframezzate dal diario di una bambina geniale, figlia di un ministro francese, che esprime il suo disprezzo per la famiglia e la mediocrità del mondo, dilaniato dalla superficialità e dalla grettezza. L’intenzione di suicidarsi a soli undici anni di questa bambina circondata dall’inettitudine dei conoscenti è forse l’espressione del malessere dei “virtuosi”, in una società in cui la formalità e l’iposcrisia dettano le regole dello stare insieme. Ma la critica all’alta borghesia mossa con le parole dell’ ”atipica” Michelle riflette tutte le fobie di chi si tira indietro per paura di misurarsi con gli altri e di rimanere traditi, ecco da cosa nasce la maleducazione verso i ricchi condomini della “spudorata” portinaia. L’estasi della conoscenza e del gusto chiudono un circolo vizioso in cui si rifugge dal confronto, almeno dal provare a migliorare le “magnifiche sorti e progressive” in un palazzo altolocato in cui la vita di Michelle scorre monotona e frustrata. E il tema dell’incomunicabilità che emerge nel racconto di un libro che ha dimostrato di non appassionare soltanto le nicche dei dotti, si abbatte sulle vite delle due protagoniste assolute, sole per una sorta di ribellione verso la “limitatezza” dell’uomo. Finchè un nuovo personaggio non entra nelle vite parallele di Michelle e di Paloma, la “ricca-povera” bambina prodigio, e la loro esistenza sarà illuminata dalla grande preparazione e dalla fulgida mitezza del “nuovo arrivato”. E’ l’inizio della fine, ma anche l’inizio di una nuova vita; Michelle assaporerà la vera gioia libera dai complessi che aveva: proverà che la sintonia tra le persone, l’importanza dell’amicizia cosi’ come la necessità di condividere gli interessi rappresentano la condizione basilare del benessere.

Delle colpe “esterne” al Mezzogiorno si è già detto molto. Forse troppo. Delle colpe “interne”, invece, si è detto sicuramente troppo poco. Non a caso è sempre più irritante quel richiamo alle responsabilità della plebe o della borghesia, a seconda dell’estro del momento, che sempre ritorna quando si parla dell’arretratezza del Sud. Richiamo tanto generico e tanto re- In questo suo ultimo libro, come nei precedenti e, certamente, ancora di più, Veneziani cerca di riannodare i fili di un viaggio pre-istorico per ancorarsi all’odierna realtà, seguendo la rotta del ricordo e dell’emozione e dell’appartenenza: “Un paese ci vuole anche per il gusto di andarsene via. Un Sud ci vuole anche per lasciarlo alle spalle, nella mente e nel cuore; ma per poi ritornarvi continuamente o definitivamente.

Questo sito web utilizza i cookie. Utilizziamo i cookie per personalizzare la tua esperienza utente e per studiare come viene utilizzato il nostro sito web. Acconsenti ai nostri cookie se continui ad utilizzare questo sito web. Per saperne di più sui cookies che utilizziamo e come eliminarli, vedere la nostra Cookie Policy.

Io accetto i cookies di questo sito.