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Cardinale Mario Francesco Pompedda: Le radici Cristiane dell'Europa (2006)

 

Egregio Dott. Giulio Rolando Direttore de"Il Cerchio"

Via Santa Lucia 110 NAPOLI
 

 logo_vaticano 

dal Vaticano, 16 giugno 2005
 


"Ogni epoca ha le sue notti e le notti del nostro tempo non sono poche" queste parole di San Bernardo, rese celebri da Johan Huizinga perchè poste all'inizio del suo saggio del 1935, Nelle Ombre del domani, servono per denunciare le più insidiose minacce del tempo che viviamo.
La storia dell'uomo attraversa nell'epoca che viviamo una grande crisi dei valori fondanti che giunge talvolta a mettere in discussione addirittura la superiore Legge morale cui l'intera umanità si permea dalla creazione.Il relativismo, storico-culturale e soprattutto morale, come giustamente messo in luce dal Sommo Pontefice Benedetto XVI, pone la "barca dell'umanità in balia di sempre nuove suggestioni".Individualismo e spirito pragmatico, scientismo ed abbassamento del senso critico, inaridimento della vita spirituale e secolarismo, imbarbarimento della vita sociale e dei rapporti internazionali, in arginabili passioni collettive e massificazione del pensiero: sotto questi colpi sembra vacillare la fiducia stessa nella ragione.
E tuttavia, la grazia del Signore nostro Dio, riesce a farci intravedere un più luminoso percorso di lenta ma continua rigenerazione: la fedeltà a Dio non chiede l'infedeltà all'uomo, come avvertiva San Tommaso. E' per questo che, oggi più che mai, vi è.il bisogno autentico di testimoniare i valori dell'unica Verità che sola reca all'Uomo la salvezza. In tale quadro desidero, illustre Direttore, farLe giungere il mio personale e sincero apprezzamento per l'intensa opera di testimonianza che, mi dicono, Ella compie con la Sua pregevole Rivista culturale. E l'aver voluto ospitare, a quarant'anni dalla chiusura del Concilio Ecumenico Vaticano II e nell'ambito di unaffettuoso e struggente ricordo dell'amato papa Giovanni Paolo II, un saggio sulle nuove sfide del XXI secolo, caratterizza positivamente una realtà culturale che mi 6 ancor più cara poiché radicata in quel Mezzogiorno carico di valori e di tradizione che lo rendono più che mai all'avanguardia di un Paese che ancora non sa adeguatamente riconoscerne i meriti. Sono certo che anche con l'Ordine Costantiniano di San Giorgio, cosi proteso al dialogo interreligioso ed ecumenico, si troveranno ulteriori spunti di approfondimento e di studio comune, che sapranno prepararci tutti a "quelle cose che occhio non vede, nè orecchio udì, nè mai, entrarono in cuore di uomo, queste cose ha preparato Dio per coloro che lo amano" [1 Corinti.2.9.]. Nell'assicurarLe il ricordo nella preghiera Le invio, illustre Direttore, la mia apostolica benedizione.

firma_pompedda


Cardinale Mario Francesco Pompedda: Le radici Cristiane dell'EuropaE’ un ricordo vivo, lucido, ancora palpitante. Il foltissimo pubblico riunito a Napoli il 20 gennaio 2006 non ha dimenticato e non dimenticherà quella che è stata forse l’ultima apparizione in pubblico di S.E.R. il Cardinale Mario Francesco Pompedda, universalmente riconosciuto come la mente giuridica più fine della Chiesa Romana.
Nonostante il tempo trascorso ancora raccogliamo la testimonianza della attenzione commossa di quanti quel pomeriggio, convenuti in Santa Maria La Nova, ebbero la ventura di ascoltare il suo intervento colto e pacato, ma anche audace nei contenuti, a conclusione di una tavola rotonda su “Quali valori per l’Europa di domani”.
L’incontro, promosso dalla mia Rivista con il Patrocinio del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio e in collaborazione con l’Antenna napoletana del Circolo di Studi Diplomatici, era presieduto dal Presidente Emerito della Corte Costituzionale S.E. il Prof. Francesco Paolo Casavola e aveva visto susseguirsi gli interventi degli Ambasciatori Francesco Corrias, Federico di Roberto, Antonio Napolitano e Michelangelo Pisani Massamormile. Ciascuno dall’alto della propria esperienza aveva affrontato temi centrali ad una problematica tanto attuale, complessa e in pieno divenire.
Il Cardinale, al centro della prima fila, così come l’alto rango comporta, ascoltava concentrato il susseguirsi delle relazioni alle quali sarebbero dovuti seguire gli interventi di alcuni dei presenti, diplomatici, politici, esponenti del mondo accademico e giornalisti convenuti per l’occasione. In precedenza il Cardinale aveva rappresentato tramite l’Avvocato Marco Cecilia, da Roma al suo fianco, che a causa dell’accavallarsi degli impegni, non avrebbe avuto la possibilità di svolgere un intervento.
Al Convegno in verità l’espressione del pensiero del Cardinal Pompedda non mancava in quanto, Cardinale Mario Francesco Pompeddagrazie all’impegno congiunto con la Sezione Editoriale di Oltre il Chiostro, l’Associazione Culturale presieduta da Padre Giuseppe Reale, era stato pubblicato e distribuito a tutti gli intervenuti un pregevole volumetto su “Le radici cristiane dell’Europa” che racchiude appunto una articolata riflessione del Cardinale scaturente dalla riflessione che l’Europa richiamandosi alle sue radici è un’Europa che oggi appare ad un bivio, o forse più realisticamente, che appare alla ripresa di un cammino per molti versi nuovo. Si tratta di un cammino –premetteva con lucidità il Cardinale- in cui alla condivisione secolare di una cultura si aggiunge la previsione di istituzioni comuni, chiamate a unire strutturalmente i popoli e a manifestare, sostenere e incrementare l’unità culturale in unità strutturale. E concludeva con una immagine plastica del connubio tra Europa e cristianesimo esortando - come ci invitava il Papa Giovanni Paolo II di venerata memoria- “ il momento è propizio per raccogliere le pietre dei muri abbattuti e costruire insieme la casa comune”.Tornando alla cronaca di quella purtroppo irripetibile serata dello scorso anno, nella sorpresa generale l’ospite d’onore, il nostro Cardinale, con pacata risolutezza levò il dito facendo cenno al tavolo dei Relatori di voler prendere la parola. Un silenzio di attenzione e di consapevolezza generale dell’importanza del momento calò nella suggestiva Sala dell’Antico Refettorio di Santa Maria La Nova. Il Cardinale si accostò al microfono e il solco del suo alto ragionamento già racchiuso nella brochure già consegnata ai partecipanti si arricchì di nuove riflessioni scaturenti dagli interventi che lo avevano preceduto. Fu una sintesi mirabile di contributi che pure avevano avuto tagli e sfaccettature differenziate. Il Cardinale volò alto, molto alto. Ricordo ancora le espressioni comprese ed estasiate della prima fila degli astanti, quella che più direttamente potevo dal mio posto guardare in viso. Le espressioni commosse e felici, tra gli altri, di Alfredo Diana, Antonio Rastrelli, Mario Forte.
Sarebbero tutti loro dovuti intervenire nel dibattito seguente. Con un rapido cenno del capo concordammo tacitamente che non sarebbe stato il caso di proseguire, chè dopo una summa di quello spessore ogni altra riflessione sarebbe apparsa forse superflua.Dopo la conferenza il Cardinale si intrattenne ancora brevemente a parlare con gli intervenuti per poi andare via con molta semplicità, come era nel suo stile, per raggiungere l’automobile, dispiaciuto come disse a Eugenio Donadoni che gli era al fianco, di dover rientrare subito e di non potersi fermare ancora a Napoli dove era sempre lieto di soggiornare, al di là degli impegni ufficiali.Conoscendo questa sua affezione alla nostra città, prima che il Cardinale riprendesse la via di Roma, riuscii a strappargli la promessa di un suo intervento per il nuovo numero de Il Cerchio che sarebbe stato appunto dedicato alla nostra città. La promessa di S.E.R. il Cardinale Mario Francesco Pompedda non ha potuto essere mantenuta. Il 18 ottobre del 2006 Egli ha cessato il suo cammino terreno.
Non ci stancheremo di ricordarne l’intelligenza e soprattutto la dolcezza dello sguardo

Giulio Rolando – Direttore de 'Il Cerchio'

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