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Direttore

Giulio Rolando, un anticipatore.
Cenni autobiografici del Direttore de Il Cerchio
(La verità, tutta la verità, nient’altro che la verità)


Il Direttore de 'Il Cerchio' Giulio Rolando Già prima di conseguire la Laurea in Scienze Politiche, all’età di 22 anni, nel 1964, fonda e dirige il periodico “Il Coccodrillo”, rivolto ai giovani della Destra, allora divisa tra Liberali, Monarchici e Missini, rivolgendo un appello per una unione di intenti e di azione, ritenendo che solo i giovani potessero esserne capaci, perché distanti da inutili frammentazioni, dovute più che altro a particolari e contingenti interessi. Allo stesso spirito di incontro e di civile confronto si era del resto ispirata la stessa azione condotta quale Segretario giovanile del MSI di Chiaia dove, con l’assenso di politici mai dimenticati della stazza di Gianni Roberti e di Adriana Palomby (suoi docenti universitari di Diritto del Lavoro), del colonnello Onofaro, di Mario Finamore, di Nicola Galdo, di Giuseppe Fazioli, Rolando era riuscito a coinvolgere i giovani figli della migliore società napoletana. Il periodico “il Coccodrillo”, firmato quale responsabile dall’esimio critico d’arte Piero Girace, con il plauso di Alberto Giovannini, vide comparire le firme di Settimia Cicinnati, di Marcello Zanfagna, di Giuseppe Basadonna e, naturalmente di molte giovani promesse del giornalismo - vale tra tutti ricordare Alfonso Maffettone- appartenenti ad ogni quadrante della Destra nazionale (non ancora nata come autonoma etichettatura politica). Su questa giovanile  esperienza si può confrontare quanto ha scritto recentemente Paolo Perrone Burali d’Arezzo (cfr. allegata rassegna stampa). La Segreteria Nazionale del MSI, sino ad allora retta da Michelini, stava per cambiare: già si avvertivano i segni di estremizzazioni incompatibili con la più democratica concezione che solo nel corso di lunghi decenni avrebbe poi man mano trovata esplicitazione nella Destra Nazionale di Almirante, sino alla fondazione di Alleanza Nazionale di Fini e così via sino ad oggi 25 aprile 2009. Tesserato dal 1959, Rolando si allontanò dunque dal Partito per iniziare, senza mai nascondere le proprie intatte convinzioni, la sua carriera manageriale lontano dalla politica. Nel 1965 ha conseguito la Laurea in Scienze Politiche con la votazione di 110/110 e nel G. Roehrssen, 'Tutto torna' 1969 risulta assegnatario di borsa di studio presso l’IFAP di Roma dove si specializza in marketing e in gestione delle risorse umane. Con mansioni in campo di ricerche di mercato immobiliare inizia la sua carriera presso l’Istituto Romano dei Beni Stabili, rinuncia ad un contratto di assunzione all’allora nascente Alfa Sud, nel 1970 si inquadra definitivamente presso l’Ufficio Studi del Banco di Napoli. Nel 1971 consegue la Laurea in Giurisprudenza presso l’Univesità di Napoli (110/110 e lode) con una tesi in Diritto Industriale e Sociologia del Lavoro dettata dal prof. Domenico De Masi, allora docente dell’IFAP. Presso l’Ufficio Studi del Banco di Napoli compie significative esperienze, rappresentando per la prima volta l’Istituto meridionale presso l’AISM (Associazione Italiana Studi di Mercato). Per invito del Prof. Luigi de Rosa è estensore di alcune voci dell’Enciclopedia della Banca e della Borsa. Nell’ambito dell’Ufficio Studi crea e dirige il Centro di Documentazione della Biblioteca del Banco di Napoli, il primo del mezzogiorno su base informatica. Con il grado di Funzionario di Direzione è preposto del Settore Economia. Vasta esperienza il dottor Rolando ha compiuto in campo formativo tenendo lezioni presso il Centro di Formazione del Banco ma soprattutto partecipando alla progettazione e alla erogazione dei Corsi di Formazione per Dirigenti delle banche dell’Intesa (all’epoca, Banco di Napoli, San Paolo di Torino, Monte dei Paschi di Siena e Banco di Sicilia) in collaborazione anche con Consulenti esterni come l’ISTUD e la TESI di Milano diretta da Ulderico Capucci. Rino Volpe, 'Alfa-Omega - 1977'Nell’esperienza collettiva delle banche italiane restano memorabili, per l’innovazione apportata alla filosofia dell’intero sistema, i seminari tenutisi a Taormina, a Bordighera e, per ultimo, a Ischia. I segni di un nuovo decennio stavano già sentendosi e anche lo scenario delle banche mutava rapidamente. Giulio Rolando, con un nuovo avanzamento di grado, viene chiamato a dirigere la Segreteria particolare del nuovo Direttore Generale del Banco di Napoli, il Prof. Ferdinando Ventriglia, con la precisa responsabilità di gestione del budget delle numerose sponsorizzazioni che il Banco sosteneva per l’economia, l’arte e la cultura. E proprio questo fu lo slogan che Rolando coniò –occupando centinaia di pagine di pubblicità- per un Banco che in quegli anni conseguiva sempre nuovi traguardi, nel tentativo di salvaguardare malgrado tempi difficili la propria autonomia in difesa del Mezzogiorno. Il tramonto inesorabile degli anni ’80 coincisero con una dura battaglia personale, fortunatamente vinta con forza di volontà da Rolando, contro il male del secolo. Il rapporto di stretta vicinanza con l’Istituto restò però immutato, nonostante la non breve degenza, e al rientro in servizio attivo si registrò un nuovo avanzamento di grado e la delega a dirigere alcune attività di rilievo che hanno lasciato il segno nella storia più recente della economia e della cultura meridionale. Il riferimento è alle manifestazioni di festeggiamento per i 450 anni dell’Istituto, come anche ai famosi “incontri” del lunedì nei quali nel prestigioso salotto del Banco di Napoli si dibattevano i temi cruciali dell’economia, dell’ arte e della cultura del Mezzogiorno: Chi dimenticherà mai la passerella al Banco dei Premi Nobel dell’ economia, oppure il confronto sul Teatro a Napoli, oppure ancora il giovane De Laurentiis, che già allora disquisiva con competenza dei problemi dell’industria cinematografica internazionale, o l’ancora più giovane Antonio D’amato, molto dopo assurto a Presidente della Confindustria, che al seguito del padre, l’indimenticabile Sasà, raccoglieva con slancio il microfono portogli da Ventriglia per riflessioni già allora argute e profonde che lasciavano a volte stupiti gli stessi alti dirigenti, tutti raccolti in religiosa attenzione nel silenzio di quel salotto ormai storico. Verso la metà del decennio ancora nuovi mutamenti nel Paese e anche nel Banco. Il tentativo di salvare una situazione densa di avversioni e di forse inutili asperità fu compiuto dal nuovo Presidente il Prof. Carlo Pace, sorretto dal nuovo Sottosegretario al Tesoro,G. Roehrssen, 'Napoli' il Sen. Antonio Rastrelli. Assurto alla presidenza della regione Campania, in una stagione densa di esaltanti premesse, comprese e condivise il ruolo della cultura quale “sentinella” per il conseguimento di superiori impegni etici. All’eta di 55 anni, cioè nel 1997, Giulio Rolando ritenne di aver compiuto pienamente il proprio dovere sociale, dopo una carriera di 27 anni di banca, e di poter tornare a praticare in piena libertà il proprio gusto per la politica mai separato da quello per la cultura, come insegnava il grande Max Vajro  Fonda, nell’ambito di Alleanza Nazionale, il Circolo di Ambiente “Alleanza Culturale” che, in poco tempo, con la realizzazione di concerti, visite guidate e conferenze, si guadagna già molti aderenti e una grande attenzione. (Una fitta rassegna stampa testimonia anche in questo caso l’intensità di questa attività). La nascita de Il Cerchio ne rappresenta in certo qual modo la prosecuzione. In un mondo, quello della carta stampata, dove ancora vivevano, e vivono ancora, forti sacche di resistenza a realtà diverse da quelle della cultura autoreferenziale della sinistra, con Il Cerchio Rolando ha inteso dare voce, come già aveva fatto in gioventù con la breve esperienza de Il Coccodrillo, alla parte migliore della destra che in piena libertà, senza intenti elettorali di sorta, sceglieva la via del confronto ma anche della difesa delle proprie radici. Un valore, quello della Dignità, mai venuto meno in questa storia, come nelle tante altre che con essa si sono incrociate. Per comprendere appieno il percorso di questa Rivista che da quindici anni è punto di riferimento di lettori assidui -se si vuole, una élite, o come piace dire a chi vende, una “nicchia” per intelligenti e quindi con poco mercato- bisogna certamente compulsare i sommari dei 72 numeri pubblicati. Assieme rappresentano una vera e propria antologia dei valori e dei talenti che della libertà di pensiero e della dignità hanno fatto una ragion d’essere. Ma non solo i sommari valgono a dare un’idea compiuta: bisogna scorrere anche con attenzione i nomi delle firme, cioè di chi ha studiato e scritto, ma anche di chi ha intervistato e di chi si è lasciato intervistare. Se non bastasse bisogna anche scorrere i nomi degli abbonati, cioè i veri ed unici sostenitori di quest’impresa.
E per ultimo, in questa non breve autobiografia, scritta davanti allo specchio della verità, voglio sfidare chiunque abbia avuto la pazienza di leggerla per intero, a trovare tra sostenitori, giornalisti, abbonati o lettori. un solo nome di “imbroglione”. Riconosciamolo, di questi tempi non è facile!

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